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Garavaglia: «promuovere prima di tutto il brand Italia»

di Enrico Netti

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Il ministro del turismo punta a superare le frammentazioni. Marina Lalli, presidente Federturismo, chiede tangibili ristori e l’eliminazione del sistema dei codici Ateco. Il nodo della Tari e delle altre imposte

1 marzo 2021
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3' di lettura

Gettare le basi della rifondazione del turismo italiano. Questo il filo conduttore del convegno «Per l’Italia! Il turismo come motore economico e sociale per la vera ripartenza» a cui ha partecipato il ministro Massimo Garavaglia, i rappresentanti delle principali associazioni e altri stakeholder del comparto. Il convegno è stato organizzato dall’Associazione internazionale dei cavalieri del turismo, realtà no profit che opera dal 1979 per promuovere lo sviluppo del turismo, presieduta dall’amministratore unico di Fiera Roma Pietro Piccinetti.

«Per il futuro - ha detto il ministro Garavaglia - bisogna puntare sulla rivoluzione digitale, che offre sviluppi e opportunità al settore. E dovremo superare le frammentazioni, sia quella orizzontale, risolta dall’istituzione di un ministero ad hoc, sia quella verticale nel rapporto con le regioni, con le quali abbiamo già trovato punti chiave di coordinamento, concordando di promuovere prima di tutto il brand Italia. Siamo in fase di ascolto e di raccolta di istanze e proposte concrete che raccoglieremo anche attraverso questo appuntamento. Già da subito, però, nel prossimo decreto, dobbiamo intervenire più e meglio sulla questione sostegni. Coglieremo nell’anno in corso ogni opportunità possibile, iniziando in sicurezza tutto ciò che si può, ma consapevoli che la ripartenza vera sarà quando saremo tutti vaccinati».

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I numeri presentati durante il convegno sono da economia di guerra. Dalle decine di migliaia di posti di lavoro a rischio, senza dimenticare i lavoratori stagionali spesso esclusi dagli aiuti, a cali dei ricavi fino al 75% per il comparto fieristico, il -80% degli eventi Mice (Meeting e convegni) e il -60, -70% e più del fatturato degli hotel. Valori che peggiorano nelle città d’arte.

Nel suo intervento Marina Lalli, presidente Federturismo, ha parlato di «semi disastro per la nostra situazione turistica» chiedendo tangibili ristori anche per le attività escluse dallo schema dei codici Ateco e di ripensare il modello del confronto aprile 2020 rispetto all’aprile 2019 «un calcolo chiaramente inadeguato. Come imprenditori chiediamo di poter contare su un aiuto che vogliamo ripagare attraverso un finanziamento con una tempistica fattibile. Poi si tratta di ripartire con un buon piano vaccini che metta in primis i lavoratori del turismo affinché l’Italia sia percepita come meta sicura. Vedremo gli stranieri in numero molto ridotto. Sulla formazione, intanto, Federturismo è capofila del progetto europeo Next Tourism Generation Alliance che sta studiando le competenze che serviranno in futuro al comparto. Ci stiamo calibrando per dare un fil rouge europeo».

Per quanto riguarda il ritorno ai livelli pre pandemia Giuseppe Roscioli, Vice presidente vicario di Federalberghi, prevede tempi lunghi. «Immagino un ritorno ai livelli pre crisi tra il 2024 e il 2025 - premette -. Fateci arrivare al momento della ripresa perché ci sono avvoltoi che non aspettano il decesso di queste aziende. Aziende con fatturato zero, che non hanno riaperto dal marzo 2020 e forse riapriranno il prossimo settembre o ottobre. Per questo chiediamo l’allungamento dei tempi per i prestiti ad almeno 15 anni con preammortamento a 4 anni e minibond per le aziende». C’è poi il nodo delle tante tasse che pesano in maniera insopportabile sulle attività chiuse. Oltre al canone Rai c’è quellla per i rifiuti. «C’è un 10% di hotel aperti con un tasso di occupazione delle camere del 10% perché si deve pagare la Tari in pieno? - chiede Roscioli -. Abbiamo chiesto la sospensione perché se l’hotel è chiuso non deve pagare Tari, lo stesso per il canone Rai, Siae e le bollette energetiche».

Per finire Massimo Caputi, presidente Federterme, chiede interventi per il rilancio e lancia la proposta di «un bond a 20 anni garantito dallo Stato che possa essere utilizzato anche dalle regioni in autonomia, utilizzando le risorse disponibili dai voucher che hanno fatto più danni che altro. Servirebbe inoltre un modello di ecobonus tarato per il turismo abbattuto al 70-80%».

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