di Beda Romano
Una centrale termica a Laziska Gorne, Polonia
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BRUXELLES – Alla fine di una incredibile notte di negoziato, i capi di Stato e di governo si sono messi d'accordo su una riduzione delle emissioni nocive di “almeno il 55%” entro il 2030. Il nuovo target è il riflesso della scelta di fare dell'Europa il primo continente a produrre zero emissioni nette entro la metà del secolo. La trattativa è stata particolarmente lunga e complessa perché i Paesi più in ritardo sul fronte ambientale hanno chiesto contropartite finanziarie.
«L'Europa è leader nella lotta contro il cambiamento climatico. Abbiamo deciso di ridurre le nostre emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030», ha detto il presidente del Consiglio Charles Michel in un tweet nelle prime ore del mattino di venerdì 11 dicembre. Il target precedente prevedeva un calo delle emissioni nocive del 40%, sempre rispetto ai dati del 1990 e sempre entro il 2030.
A complicare la discussione è stata la Polonia, grande utilizzatrice di carbone.Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, il Paese ha dato battaglia fino all'ultimo per ottenere aggiustamenti nella corsa al raggiungimento del nuovo obiettivo. Varsavia ha difeso il principio secondo il quale il calcolo del target nazionale debba avvenire sulla base del prodotto interno lordo in modo che i paesi meno ricchi sarebbero chiamati a minori sforzi ambientali.
La trattativa è iniziata dopo che i Ventisette si erano messi d'accordo su un nuovo bilancio comunitario 2021-2027.Sempre secondo le prime informazioni disponibili, l'obiettivo climatico sarebbe da raggiungere collettivamente, non a livello di Paese. I dettagli dell'intesa politica sul clima, che dovranno essere negoziati con il Parlamento, saranno importanti da valutare. Su questo particolare aspetto le conclusioni del vertice di due giorni non erano ancora state pubblicate venerdì mattina. Più in generale il tentativo europeo è di dare sostanza al Green Deal, rilanciando il circolo virtuoso tra ambiente ed economia.
Nella notte, i Ventisette hanno anche deciso un graduale giro di vite contro la Turchia per via delle sue controverse esplorazioni petrolifere a largo di Cipro, ma senza usare la mano pesante. Sul fronte Brexit, un esponente comunitario ha spiegato che ormai un fallimento delle trattative su un trattato di partenariato tra Bruxelles e Londra è ormai ritenuto «l'esito più probabile» di un negoziato previsto fino a domenica. Nella giornata di oggi è previsto un incontro tra i dirigenti della zona euro.
Beda Romano
Corrispondente
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