di Fabio Venanzi
Tridico: "Inps ha raggiunto obiettivi 2022 Pnrr"
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Dal 1° febbraio, l’Inps anticiperà il trattamento di fine servizio e di fine rapporto dei pubblici dipendenti, a condizioni agevolate. Con il messaggio 430/2023, l'istituto previdenziale ha disciplinato una nuova prestazione, volta a superare i tempi “lunghi” ora previsti per l’erogazione di Tfs e Tfr, che possono arrivare a superare i cinque anni.
Attualmente, già esistono due forme di cessione del trattamento di fine servizio e di fine rapporto. Questa nuova è richiedibile da parte degli iscritti alla gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali (Fondo credito).
Possono chiedere l’anticipo i pensionati e i lavoratori cessati non pensionati (sempre che, a seguito di nuovo impiego, risultino iscritti al Fondo credito), che abbiano diritto a una prestazione di Tfs/Tfr, non ancora integralmente erogata.
Per l’intera durata del finanziamento è dovuto un interesse pari all’1%, a cui si aggiunge una ritenuta dello 0,50% a titolo di spese di amministrazione.
Il beneficiario può decidere di cedere anche parzialmente la propria prestazione, cosicché, raggiunti gli ordinari termini di legge, la parte non ceduta in favore dell’Inps, sarà riscossa direttamente.
La nuova cessione è richiedibile anche da parte dei pubblici dipendenti che ricevono il Tfs/Tfr direttamente dai propri datori di lavoro (ad esempio, come gli enti di ricerca e le camere di commercio).
Per le prestazioni già gravate da cessioni o altri vincoli, l’anticipo potrà essere richiesto soltanto sulla parte effettivamente disponibile. Considerato che, per accedere alle “modalità agevolate”, occorre essere iscritti al Fondo credito, è necessario che, in fase di presentazione della domanda di pensione, gli interessati prestino attenzione nell’aderire a tale gestione, che comporta un prelievo aggiuntivo dello 0,15% dell’importo della pensione.
P.I. 00777910159 Dati societari
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