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I dubbi sul nuovo sistema di abilitazione all’insegnamento a scuola

di Antonio Vicino

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(Adobe Stock)

L’ipotesi di aggiungere 60 crediti formativi al percorso già previsto per le lauree magistrali produrrebbe aggravio di costi e di tempo per gli aspiranti docenti e per le rispettive famiglie

29 dicembre 2021
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2' di lettura

Il Consiglio universitario nazionale (Cun) segue con grande attenzione il dibattito sulla formazione all’insegnamento, questione di indubbio rilievo per il futuro economico e culturale del Paese. Nel momento in cui le risorse del Pnrr offrono notevoli opportunità, è necessario elaborare una proposta efficace che, da una parte, favorisca l’accesso al ruolo dei giovani dotati delle competenze migliori e, dall’altra, non comprometta la loro preparazione nelle specifiche discipline che saranno chiamati ad insegnare (la matematica o la fisica, la storia o il latino).

No alla sostituzione di insegnamenti disciplinari

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Il Cun ritiene inadeguato ogni progetto che preveda la sostituzione di insegnamenti disciplinari previsti dagli attuali ordinamenti con altre attività necessarie per rendere le lauree abilitanti. Ne deriverebbe, infatti, un grave danno per i futuri docenti, costretti a trascurare contenuti disciplinari indispensabili, con inevitabili ripercussioni sulla loro preparazione. D’altro canto, l’ipotesi di aggiungere 60 crediti formativi al percorso già previsto per le lauree magistrali come prerequisito per le prove di accesso e senza alcuna garanzia di immissione in ruolo, riprodurrebbe, amplificandoli, i problemi creati dal cosiddetto PF24, con aggravio di costi e di tempo per gli aspiranti docenti e per le rispettive famiglie.

Fuga dall’insegnamento negli ambiti Stem

Inoltre, l’allungamento del percorso formativo oltre le lauree magistrali, esporrebbe, soprattutto in ambiti disciplinari di carattere scientifico e tecnologico, al rischio di fuga dall’insegnamento dei giovani dotati delle competenze migliori, sensibili al richiamo di offerte più allettanti e scoraggiati dai tempi lunghi, per di più in assenza di alcuna certezza di assunzione in ruolo.

Meglio formazione e tirocinio dopo il concorso

Il Cun, in analogia con quanto previsto per l’amministrazione pubblica, suggerisce, dopo il superamento delle prove di accesso, un percorso per la formazione e il tirocinio nel primo anno, immediatamente successivo all’immissione in ruolo. Su questa ipotesi, che restituirebbe dignità e attrattività all’insegnamento, non aggravando il problema del precariato, bisogna concentrare tutte le risorse per migliorare la collaborazione tra il mondo dell’università e quello della scuola.

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