Pnrr, slitta a marzo il via libera della Commissione Ue alla terza tranche
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Il decreto Pnrr, approvato dal Consiglio dei ministri, ha preso forma mentre si torna a parlare del mese in più, concordato con l'Italia a fine anno, che la Ue ha deciso di prendersi: la risposta sulla terza rata da 19 miliardi arriverà a marzo. Bruxelles ha deciso di prendersi tre mesi, invece dei canonici due, per passare al vaglio il dossier inviato da Roma con la documentazione che certifica il raggiungimento di 55 tra tappe e obiettivi che sono alla base della richiesta avanzata per l’erogazione della terza tranche dei 19 miliardi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
L’estensione del tempo necessario per esaminare il dossier è legata soprattutto, si spiega a Bruxelles, all’esigenza di controllare che la documentazione, grazie anche alla collaborazione con le autorità nazionali, sia in grado di superare senza problemi anche l’esame che sarà condotto successivamente dalla Corte dei conti Ue. Ma il via libera alla terza tranche è solo una delle prossime tappe che attendono l’Italia sulla strada del Pnrr tracciata insieme all’Ue.
In attesa di conoscere nei dettagli i contenuti del decreto italiano appena varato e destinato a cambiarne la governance, Bruxelles continua ad avere una intensa e costruttiva interlocuzione con il ministro per per gli affari europei, il Pnrr e i fondi strutturali Raffaele Fitto. Il quale, a quanto si è appreso, si è impegnato a presentare entro qualche settimana una prima proposta sulla riallocazione di risorse nel rispetto di quanto previsto articolo 21 del regolamento del Fondo di ripresa e resilienza. Modifiche che dovranno quindi essere giustificate, si sottolinea, da circostanze obiettive, come l’aumento dei prezzi, e dettagliate per ogni progetto coinvolto. E sempre al ministro spetterà poi predisporre e presentare all’Ue entro il 30 aprile la proposta complessiva di modifica del Pnrr tenendo conto dei 2,7 miliardi provenienti da RepowerEu e dei quasi 5 miliardi che si stima possano essere recuperati dai fondi strutturali non utilizzati.
Il piano complessivo di ripresa e resilienza per l’Italia vale 191,5 miliardi di euro. È finanziato con 69 miliardi di euro di sovvenzioni e 122,5 miliardi di euro di prestiti. I pagamenti nell’ambito dello strumento per la ripresa e la resilienza sono basati sui risultati e sono subordinati all’attuazione da parte dell’Italia degli investimenti e delle riforme delineati nel suo piano di ripresa e resilienza.
Fino a oggi, Roma ha ricevuto dall’Ue quasi 46 miliardi di euro per sostenere le misure del Pnrr: i primi 24,9 miliardi di euro sono stati erogati ad agosto 2021 in forma di prefinanziamento, mentre la seconda rata da 21 miliardi di euro è arrivata ad aprile.
La Commissione Ue ha ricevuto dall’Italia la richiesta per il pagamento della terza tranche da 19 miliardi. Per ottenerla l’Italia ha dovuto raggiungere nel secondo semestre dell’anno passato 55 tappe e obiettivi che coprono diverse riforme nei settori della concorrenza, della giustizia, dell’istruzione, del lavoro sommerso e della gestione delle risorse idriche, nonché investimenti in cybersicurezza, energie rinnovabili, reti, ferrovie, ricerca, turismo, rigenerazione urbana e politiche sociali.
Nel primo semestre del 2023 l’Italia dovrà lavorare per ottenere la quarta tranche da 16 miliardi, raggiungendo 20 milestones e 7 targets. Come prima cosa bisognerà completare l’attuazione della riforma della giustizia civile e penale, il codice per gli appalti e la riforma del pubblico impiego.
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