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Niente green pass nelle chiese, ma obbligo dal 1° ottobre in Vaticano (tranne che per le messe)

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La Cei ha dato indicazione a tutti i vescovi a sollecitare i fedeli a vaccinarsi, con un “invito” particolare per gli operatori, sacerdoti in primis, ma anche catechisti e volontari

20 settembre 2021
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3' di lettura

Distanziamento nei banchi, mascherine obbligatorie e igienizzazione delle mani: sono le regole anti-Covid che restano per partecipare alla messa che da un anno e mezzo è comunque priva di alcuni gesti liturgici che sarebbero vettori di contagio, dallo scambio della pace all’acqua santa agli ingressi delle chiese. In ogni caso a messa non serve il ’green pass’, e neanche per le processioni.

La moral suasion della Cei

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La Conferenza Episcopale Italiana si è mossa però in anticipo, rispetto al nuovo provvedimento del governo, e una decina di giorni fa, in coincidenza con l’apertura dell’anno pastorale, ha dato indicazione a tutti i vescovi a sollecitare i fedeli a vaccinarsi, con un “invito” particolare per gli operatori, sacerdoti in primis, ma anche catechisti, cantori, volontari a vario titolo. Nessun obbligo vero e proprio ma una sorta di ’moral suasion’ da parte dei vertici di una Chiesa, quella italiana, che fin dall’inizio ha sostenuto la campagna vaccinale mettendo a disposizione anche i propri locali per effettuare le inoculazioni.

Diocesi di Milano in prima linea

La prima diocesi a rispondere all’appello della Cei è stata quella di Milano. Già a partire dal 20 settembre, nelle parrocchie milanesi sacerdoti e operatori devono avere ricevuto la prima dose da almeno 14 giorni o essere guariti da meno di 180 giorni dal Covid o aver fatto un tampone negativo nei due giorni precedenti. Bisogna quindi aver fatto quello che serve per ottenere il Green pass, anche se formalmente il certificato non sarà richiesto.

I vescovi del Lazio: in gioco il bene comune

I vescovi del Lazio esortano «con molta fermezza», tutti coloro che possono, «a vaccinarsi: presbiteri, religiosi e operatori pastorali». «Ben oltre gli obblighi, siamo consapevoli che è in gioco il bene comune», dicono i vescovi, che fanno riferimento alle parole di Papa Francesco che ha definito la vaccinazione contro il Covid «un atto d’amore». Un appello alla vaccinazione è stato lanciato a Firenze dal cardinale arcivescovo Giuseppe Betori: «Non cadiamo nel tranello di chi vorrebbe farci vedere nel vaccino una violenza fatta alla nostra libertà».

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Attività oratorio e centri estivi senza green pass

Le attività di culto non sono mai rientrate nell’obbligo di green pass; come anche sono state libere dalla certificazione verde tutte le attività di oratorio con i ragazzi e i centri estivi organizzati dalle parrocchie. Il green pass dallo scorso 6 agosto è richiesto però, anche nelle parrocchie, per i servizi di ristorazione svolti al chiuso; spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportive; musei e mostre; convegni. È da vedere invece che cosa sarà previsto, quando la certificazione sarà chiesta in tutti i luoghi di lavoro, per quelle attività diocesane che si configurano come un impiego vero e proprio.

Dal primo ottobre in Vaticano solo con green pass

Diverso è il discorso per il Vaticano che sulle regole anti-Covid decide per sé. Il piccolo Stato del Papa è stato tra i primi al mondo a vaccinare i suoi residenti e le persone che vi lavorano (e che ha donato vaccini anche ai Paesi più poveri). Finora il green pass è richiesto solo nella mensa aziendale interna alle mura vaticane. Ma dal primo ottobre l’ingresso in Vaticano sarà consentito solo con il Green pass. Lo ha stabilito un’ordinanza della Pontificia commissione dello Stato Vaticano. «A far data dal primo ottobre 2021 - si legge - è consentito l’ingresso nello Stato della Città del Vaticano e nelle aree di cui agli artt. 15 e 16 del Trattato Lateranense», esclusivamente con il Green pass vaticano, Green pass europeo o con test negativo.

Sono esclusi solo «coloro che partecipano alle celebrazioni liturgiche per il tempo strettamente necessario allo svolgimento del rito, fatte salve le vigenti prescrizioni sanitarie sul distanziamento, sull'utilizzo di dispositivi di protezione individuale, sulla limitazione della circolazione e dell'assembramento di persone e sull'adozione di peculiari norme igieniche».

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