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Covid, ricerca italiana conferma: il vaccino non aumenta il rischio di malattie gravi

di Francesca Cerati

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(Trsakaoe - stock.adobe.com)

Nessuna patologia è risultata più frequente tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati. Lo studio è al momento l’unico al mondo che ha seguito la popolazione per più di un anno.

18 gennaio 2023
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2' di lettura

La sicurezza dei vaccini Covid è un tema sempre sotto costante monitoraggio. Soprattutto sul potenziale rischio di ictus. Su questo fronte, un nuovo studio italiano, appena pubblicato sulla rivista Vaccines e coordinato da Lamberto Manzoli dell’Università di Bologna, in collaborazione con l’Università di Ferrara e l’Asl di Pescara, mostra che nessuna patologia è risultata più frequente tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati. Lo studio è tra l’altro, al momento, l’unico al mondo che ha seguito la popolazione per più di un anno.

La ricerca ha raccolto per 18 mesi (da gennaio 2021 a luglio 2022,) i dati sanitari dei residenti nella provincia abruzzese e ha analizzato la frequenza di alcune malattie gravi cardiovascolari (infarto, ictus, arresto cardiaco, miocarditi, pericarditi e trombosi venose profonde) e polmonari, tenendo in considerazione numerosi fattori come l’età, il sesso e il rischio clinico dei partecipanti.

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«I risultati che abbiamo ottenuto - dice Manzoli - mostrano in modo netto che tra i vaccinati non c’è stato un aumento di rischio di malattie gravi. Vi sono stati casi isolati negativi, ma il profilo di sicurezza dei vaccini utilizzati durante la pandemia è stato confermato: sarà ora importante continuare il follow-up su un periodo più lungo».

L’analisi ha anche confermato che le persone vaccinate che hanno contratto il Covid sono più protette contro il Coronavirus rispetto a chi è guarito senza essersi vaccinato. Una maggiore incidenza delle patologie considerate è invece emersa tra chi non ha contratto il Covid e ha solo una o due dosi di vaccino, rispetto a chi ne ha tre o più. «Questo dato controintuitivo - spiega Manzoli - è dovuto a un bias epidemiologico causato dalle restrizioni attuate durante l’emergenza: l’83,2% delle persone vaccinate che non ha contratto il Covid ha ricevuto almeno tre dosi di vaccino: chi ha ricevuto solo una o due dosi non ha completato il ciclo vaccinale, o perché è deceduta o perché è stata scoraggiata dall’insorgenza della malattia».

La potenziale relazione vaccino-ictus è stata discussa in questi giorni anche negli Stati Uniti, dopo che i dati del Vaccine Safety Datalink hanno segnalato un possibile rischio di ictus ischemico nelle persone di età pari o superiore a 65 anni che hanno ricevuto il richiamo del vaccino Covid-19 aggiornato di Pfizer e Biontech. Ma i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) non raccomandano modifiche alle pratiche del vaccino, in quanto la totalità delle prove suggerisce un rischio clinico «molto improbabile», ha affermato l’agenzia venerdì scorso.

I Cdc e la Fda «continueranno a valutare ulteriori dati attraverso il Vaccine Safety Datalink e altri sistemi di sicurezza dei vaccini» e i dati e le analisi saranno discussi nella prossima riunione del 26 gennaio del comitato consultivo per i vaccini e i prodotti biologici correlati della Fda.

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