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HR manager, per l’80% la tecnologia è la chiave di successo per l’evoluzione del ruolo in azienda

CREATO PER ZUCCHETTI

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25 gennaio 2023
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4' di lettura

Gestire il cambiamento delle organizzazioni è da sempre una funzione core per chi si occupa di risorse umane: rendere la struttura delle aziende flessibile ed in grado di adattarsi ai mutamenti imposti dal business non è dunque una novità di ieri. Quello che però appare sempre più in crescita è la velocità con la quale questi cambiamenti vengono richiesti, e la rapidità delle risposte che il mercato si attende.
Il caso Boggi Milano
Prendiamo ad esempio Boggi Milano, storico marchio di abbigliamento maschile che dall'apertura del suo primo negozio nel 1939 ora è un colosso del settore retail, con 190 negozi in 38 Paesi ed una crescita continua e costante fatta di un mix di tradizione e innovazione, anche nell'offerta.
Il punto di forza del brand è la capacità di assicurare piena efficienza alla propria rete distributiva, dovendo gestire 1.200 dipendenti in tutto il mondo. Al centro, dunque, è il business: decidere quasi in tempo reale le presenze, i turni, gli spostamenti dei propri talenti è un fattore chiave sia per il controllo dei costi ma anche, e soprattutto, per il raggiungimento degli obiettivi di vendita.
Mercati e contesti, anche culturali, differenti richiedono il giusto equilibrio di policy e flessibilità per soddisfare al meglio i clienti che entrano negli stores: i brand che vogliono crescere all'estero hanno bisogno del giusto personale locale che sia in grado di rappresentare il marchio nel migliore dei modi.
Per supportare l'intero processo Boggi Milano si è affidata ad un'altra eccellenza italiana, Zucchetti, che con le sue soluzioni HR ha fornito quello che serve per completare la gestione del ciclo di vita del dipendente: dal talent acquisition al payroll, dall'onboarding alle presenze.
Conoscere la pianificazione dei turni, forecasting e budgeting permette di prendere con informazioni integrate e di qualità sia le decisioni strategiche che quelle operative. Risparmio di costi, certamente, ma anche incremento di ricavi, non rischiando di perdere alcuna vendita potenziale per carenza nell'attenzione ai clienti negli orari di punta e non solo.
Le previsioni sul futuro del lavoro
Le scelte di Boggi Milano e quelle offerte da Zucchetti HR si inseriscono perfettamente nel quadro delle previsioni sul futuro che i principali istituti di ricerca globali rilasciano periodicamente: è il caso di IDC, ad esempio, che nel suo Future of Work afferma come sia cruciale per le imprese la completa digitalizzazione dei processi al fine di garantire modelli di lavoro veramente ibridi. Inoltre, l'attesa è per un incremento dell'uso di dati e di conoscenza intelligente, che permetta di prendere decisioni in tempo reale. I lavoratori, in uno scenario di iperconnessione, utilizzeranno strumenti collaborativi per relazionarsi con clienti e colleghi ed aumentare così la produttività.
Anche in Italia la trasformazione digitale è in cima all'agenda degli HR manager. Dall’Osservatorio Zucchetti HR, una ricerca condotta annualmente su un campione di mille responsabili di funzione, emerge chiaramente come per quasi otto imprese su dieci l'uso della tecnologia non è più limitato all'automazione dei processi ma volto alla gestione strategica del ruolo. Più vi sono stati investimenti in efficienza, più i responsabili delle risorse umane sono riusciti ad entrare con successo nei processi di decisione a più alti livelli.
Inoltre, sempre in Italia, in oltre sei aziende su dieci sono proprio i direttori HR a fornire informazioni decisive al top management. Laddove i dati e le informazioni sono strutturati e analizzati in modo rapido, il vantaggio competitivo degli HR director è nel poter presentare un quadro della situazione dell'azienda e delle previsioni evolutive aggiornato in tempo reale.
Il Monitor Deloitte “The future of Human Resources” segue questo concetto, dando una visione originale dell'HR 4.0: un alto livello di automazione che si accompagna a forte coinvolgimento, anche emotivo ed esperienziale, che mostri ai propri talenti come l'azienda non sia “un posto di lavoro” come un altro, ma un vero e proprio partner di carriera. Condizione per la quale sembra esserci scarsa consapevolezza in Italia, visto che sempre secondo l'Osservatorio Zucchetti HR solo circa una impresa su due effettua attività basilari quali analisi del clima e formazione continua. Più, probabilmente, un problema culturale che operativo, visto che la soluzione per l'implementazione integrata nei sistemi informativi non manca.
Anche a livello globale, secondo Gartner, la situazione non è del tutto rosea. Un HR manager su quattro afferma che il proprio approccio allo sviluppo della leadership non prepara al futuro del lavoro e ben il 44% dice che nella propria azienda non vi sono percorsi di carriera in linea con le aspettative dei propri talenti. Stanchezza, forse anche dovuta dalla grande accelerazione imposta dalla pandemia, che ha lasciato strascichi pesanti. Ad esempio, oltre quattro su dieci tra gli intervistati da Gartner hanno affermato di percepire i propri dipendenti come affaticati dai continui cambiamenti.
La HR-driven digital transformation
La digitalizzazione forse può offrire la giusta via d'uscita dal dilemma: più dati, non solo gestionali ma anche di visione complessiva e profonda sulla propria organizzazione – ad esempio una pianificazione strategica orientata sui propri dipendenti per comprendere quello che si aspettano e il senso che trovano nel proprio lavoro e quanto riescono a trasferirlo a colleghi e clienti – permetteranno agli HR manager, già quelli di oggi, di far crescere il valore della propria organizzazione.
Le soluzioni Zucchetti HR, ad esempio, presentano già tutti i moduli per conoscere, interrogare e gestire adeguatamente la mole di dati che generano conoscenza. Tecnologie che valorizzano il ruolo degli HR manager nel prendere le decisioni corrette a supporto del business.
Per ulteriori approfondimenti: HR.Zucchetti

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