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Lega, il partito cresciuto a pane e secessione sta cambiando pelle

di Ginevra Nozzoli *

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Il senatore Gian Marco Centinaio   alla Business School24 del Sole 24 Ore

Il senatore Gian Marco Centinaio alla Business School24 del Sole 24 Ore

25 maggio 2018
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2' di lettura

«Né di destra né di sinistra». E «con lo sguardo da Bolzano a Lampedusa». Due frasi, tra le tante pronunciate dal capogruppo del Carroccio al Senato Gian Marco Centinaio, che dicono molto della nuova Lega. Ospite a Roma alla Business School24 del Sole 24 Ore, ai Master di Management politico e di Giornalismo politico economico e informazione multimediale, rispondendo alle domande di Gianluca Giansante e degli allievi, ha raccontato come il partito cresciuto a pane e secessione sta cambiando pelle.

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E con l’ingresso a palazzo Chigi, a braccetto con il M5s, “Roma ladrona” diventa davvero un ricordo sbiadito. «Siamo di fronte a una fase tutta nuova», spiega Gian Marco Centinaio, leghista di lungo corso, tra le file dei militanti quando ancora gli unici mezzi per comunicare erano i volantini, e oggi testimone della svolta che ha portato il partito al 17% delle ultime elezioni. Un risultato storico, raggiunto per Centinaio proprio «grazie alla capacità di rinnovamento interno».

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Il senatore Gian Marco Centinaio con gli allievi del Master di Giornalismo politico economico e informazione multimediale della Business School24 del Sole 24 Ore

«La forza di una formazione politica sta nel saper cambiare il leader quando non funziona più». Tradotto: passare il testimone a Matteo Salvini dopo gli scandali sulla gestione dei fondi del partito che hanno coinvolto il suo fondatore Umberto Bossi è stata la prima mossa vincente.

«Salvini, giovane direttore di Radio Padania, era già conosciuto negli ambienti leghisti». Poi c’è stata la comunicazione. «Alcune sue mosse si sono rivelate efficacissime». La felpa col cappuccio, per dirne una. Un marchio di fabbrica. «Farsi le foto al bar con i cittadini è stata una grande operazione di marketing, come i selfie con gli elettori dopo i comizi». Già, d’altronde è lo stesso mantra del partito grillino “gemello”. Colmare le distanze comunicative, predicare la partecipazione, essere populisti ma - precisa il senatore - «in senso positivo».

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Il senatore Gian Marco Centinaio con gli allievi del Master Management politico Sole24Ore-Luiss

Fin qui, i pro del nuovo corso, della vittoria, dei sondaggi che certificano una continua ascesa. Ma ci sono anche rischi e aspetti da valutare. Il primo: «Non vogliamo diventare un carrozzone che fa salire chiunque». Un aneddoto per chiarire: «Ricordo quando ero coordinatore della Lega nel Lazio che arrivarono a un banchetto una decina di persone con una maglia nera, la faccia di Salvini e il busto di Mussolini. Non hanno trovato posto, sono finiti in Casapound».

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Il senatore Gian Marco Centinaio ospite della Business School24 di Roma

Insomma, niente nostalgici del Ventennio, specie nel processo di istituzionalizzazione in atto nel partito. Anzi, Centinaio si spinge ancora più in là: «Non vogliamo essere nè di destra nè di sinistra, siamo oltre».

E i video di Salvini che entra trionfante nei campi rom sulla ruspa? «Quello è un tipo di comunicazione sopra le righe. Ma sull’immigrazione dicevamo le stesse cose di Minniti (ex ministro dell’Interno, ndr)». Rimane lo statuto, che ancora parla di indipendenza della Padania. «Siamo di fronte a una rivoluzione copernicana, ma non possiamo fare tutto insieme. Il cambiamento deve essere digerito un passo alla volta».

* Allieva della nona edizione del Master di giornalismo politico-economico e informazione multimediale della Business School24 del Sole 24 Ore

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