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Ex Ilva, salta lo scudo dello Stato per i nuovi investitori

di Carmine Fotina

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Ex Ilva, salta lo scudo dello Stato per i nuovi investitori

Ex Ilva, salta lo scudo dello Stato per i nuovi investitori

Norma urgente contro i ricorsi di ArcelorMittal

6 maggio 2024
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2' di lettura

Con l’ennesima puntata della contesa sull’ex Ilva, in atto da oltre un anno, il governo ha provato a tutelarsi nei confronti di ArcelorMittal inserendo una norma nel decreto legge in approvazione il 6 maggio da parte del consiglio dei ministri. Ma la misura, contenuta nelle bozze entrate in Cdm, è saltata in extremis dopo ulteriori valutazioni sulla sua tenuta giuridica. Il ministero delle Imprese e del made in Italy proverà a ripresentarla, opportunamente corretta, nel corso dell’iter parlamentare del decreto.

Cosa prevedeva la norma

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La norma in bozza, che Il Sole-24 Ore ha potuto visionare, era stata predisposta dai tecnici del ministero delle Imprese e del made in Italy per salvaguardare il processo di vendita di Acciaierie d’Italia, quando sarà pubblicata una procedura di gara, da eventuali azioni legali del socio di maggioranza ArcelorMittal. La multinazionale franco-indiana potrebbe infatti agire legalmente per contestare le procedure che hanno portato all’amministrazione straordinaria “forzata”, anticamera della cessione a nuovi investitori privati. Ecco dunque la necessità, secondo il governo, di uno “scudo”.

Lo Stato si tutela

La norma stralciata recita che «nel caso in cui la vendita è dichiarata nulla o annullata in conseguenza di vizi degli atti della procedura di amministrazione straordinaria o del procedimento di vendita, gli effetti della vendita restano fermi nei confronti dell’acquirente e il risarcimento del danno eventualmente dovuto avviene solo per equivalente». La bozza lascia intendere che il governo teme di poter perdere un possibile contenzioso legale, ma vuole limitare l’eventuale effetto a un risarcimento economico, cioè un indennizzo, evitando a ogni costo che la proprietà possa tornare in capo a ArcelorMittal.

Altri 150 milioni per la liquidità

Confermato, invece, l’inserimento nel decreto della norma che attribuisce alla nuova amministrazione straordinaria ulteriori 150 milioni prelevati dalla vecchia procedura di a.s. e in particolare dal patrimonio, derivante dalla confisca dei fondi Riva, che dovrebbe essere riservato a progetti di bonifica. In particolare, si prevede che per questi 150 milioni si possa attingere alla dote riservata a progetti di decarbonizzazione se le risorse non sono state ancora impegnate alla data di entrata in vigore del decreto.

I dubbi su bonifiche e decarbonizzazione

Per la cronaca una prima tranche, anche questa di 150 milioni, era stata girata dal patrimonio destinato ad Acciaierie d’Italia con il decreto 19 del 2 marzo 2024. In totale, quindi, sono 300 i milioni che in questo momento sono stati dirottati dalle bonifiche e dalla decarbonizzazione alle esigenze di continuità operativa di Acciaierie d’Italia in a.s. Un tema destinato a far discutere, anche perché non è chiaro se il governo ha intenzione in futuro di ripristinare la dote riservata a ridurre l’impatto inquinante del sito di Taranto.

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