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Dai lavoratori extra Ue entrate per 3 miliardi in quattro anni

di Bianca Lucia Mazzei e Valentina Melis

Migranti, Giani: lavoriamo per rimediare a errori decreto Cutro

Per la Fondazione Moressa, nel periodo 2023-2026, le presenze di immigrati legate ai decreti aumenteranno imposte e contributi incassati dallo Stato

12 ottobre 2023
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3' di lettura

Tre miliardi di euro di nuove entrate per le casse dello Stato, da quest’anno al 2026, fra imposte e contributi. È la stima dell’impatto economico degli ingressi in Italia di lavoratori extracomunitari ammessi con il decreto flussi 2022 e con il decreto flussi triennale 2023-2025. La stima è contenuta nel Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione 2023 che la Fondazione Leone Moressa presenterà al Viminale giovedì 19 ottobre.

I posti per l’ingresso di lavoratori provenienti da Paesi extraeuropei previsti dal decreto flussi 2022 (Dpcm 29 dicembre 2022, integrato dal Dpcm del 19 luglio 2023) e dal decreto flussi triennale 2023-2025 (Dpcm 27 settembre 2023, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale 231 del 3 ottobre scorso) sono quasi 575mila in quattro anni: 225.555 subordinati e autonomi e 349.150 stagionali.

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La stima sulle nuove entrate per Irpef e contributi in relazione ai rapporti di lavoro instaurati o da instaurare è stata effettuata considerando i redditi medi dei contribuenti nati all’estero, per le prime tre classi di reddito (i nuovi ingressi potrebbero comportare retribuzioni più contenute) e ipotizzando che i lavoratori stagionali restino in Italia per almeno un semestre. Ne emerge che ogni anno ciascun lavoratore extracomunitario in regola dovrebbe versare 1.050 euro di Irpef, e portare in dote entrate per contributi previdenziali e assistenziali di 3.970 euro. Al netto degli effetti indiretti (componenti deducibili per i sostituti di imposta ed eventuali provvidenze per i lavoratori, che comporteranno una spesa per lo Stato), ciascun lavoratore straniero, secondo le stime della Fondazione Moressa, dovrebbe portare 4.472 euro di nuove entrate annuali.

Estendendo il calcolo al quadriennio 2023-2026, si ottengono nuove entrate complessive per tre miliardi, 1,2 dei quali riconducibili al 2026, anno nel quale la platea di immigrati sarà maggiore. Questa stima riguarda il breve periodo: i vantaggi potrebbero aumentare se i lavoratori continuassero a essere contribuenti in Italia per più anni. E sarebbero ancora maggiori se il Governo dovesse ammettere nuovi ingressi, per far fronte alla carenza di manodopera lamentata dalle imprese che per il triennio 2023-2025 avevano indicato un fabbisogno di 833mila lavoratori, pari quasi al doppio di quelli consentiti.

In Italia 2,3 milioni di occupati (italiani e non) oggi hanno almeno 60 anni, e secondo le previsioni Unioncamere-Excelsior nei prossimi quattro anni serviranno almeno 3,4 milioni di lavoratori, sia per sostituire chi andrà in pensione, sia per rispondere alla domanda di lavoro delle imprese. «Considerando che la metà dei lavoratori over 60 - fanno notare i ricercatori della Fondazione Moressa - è impiegata in professioni già a elevata presenza di immigrati, ovvero sono lavoratori non qualificati, conduttori di impianti, operai specializzati, addetti al commercio, è possibile che molti di questi addetti saranno “sostituiti” da migranti. Per questo appare molto interessante il nuovo piano di ingressi legali per lavoro previsto dagli ultimi decreti flussi».

Nel 2022 gli occupati stranieri in Italia erano 2,4 milioni (il 10,3% degli occupati). Il decreto flussi triennale 2023-2025 appena pubblicato, che apre la strada ai nuovi click day per gli ingressi del prossimo anno (il 2, 4 e 12 dicembre), riserva - dopo un decennio - 9.500 posti all’anno a lavoratori subordinati da assumere nell’assistenza familiare e nel settore socio sanitario. Secondo le stime di Assindatcolf-Idos, sarebbero però 23mila i lavoratori extra Ue da assumere ogni anno nei ruoli di colf e badante, per coprire il fabbisogno di cura e assistenza domestica in Italia: circa 68mila nel triennio 2023-2025.

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